The American   2 comments

Al video noleggio mi è capitato sotto mano questo film del 2010. Non ne avevo sentito parlare se non di sfuggita e per la verità la cosa che mi ha attratto di più e indotto a noleggiarlo è stata la presenza di George Clooney.

E’ chiaramente una produzione indipendente, il titolo è “The American”, il regista un certo Anton Corblin che credo fosse alla regia del suo primo film.

Oltre a Clooney non ci recitano attori famosi a livello internazionale a meno che Violante Placido e Paolo Bonacelli non lo siano, ma non credo.

E’ un film strano, è di azione anche se non c’è azione. Un thriller nel quale non accade quasi nulla.

Ed è proprio questo il fascino del film, così poco somigliante ai soliti film di produzione Usa.

Protagonista del film è una specie di agente speciale esperto in armamenti (Clooney) che, braccato da agenti svedesi in seguito a una missione andata male, viene mandato a nascondersi in un paesino di montagna in Abruzzo. Qui, in attesa di qualcosa che risolva la sua situazione, realizza, per una cliente misteriosa, un’arma dalla potenza di fuoco micidiale. La sua vita trascorre solitaria, le uniche relazioni che intreccia sul posto sono con un prete dal passato non limpido (Bonacelli) e con una prostituta (la Placido) della quale si innamora. I contatti instaurati lo portano progressivamente a maturare la decisione di dare un taglio al suo passato e a costruirsi una nuova vita, ma al passato non è possibile fuggire e la storia finisce in modo tragico.

Sicuro protagonista del film è l’Abruzzo fotografato splendidamente con i suoi sconfinati altipiani e i suoi piccoli villaggi abbarbicati sulle colline, deserti e labirintici. Le scene sono ambientate a Sulmona, Castel del Monte e in altri due o tre paesini: non ci sono mai stata e devo dire che non immaginavo che l’Abruzzo fosse così bello, originale, forte e ben conservato.

L’altro protagonista è un Clooney volutamente invecchiato, che non ha paura di mostrare la sua età e i segni del tempo – e per non è meno affascinante del solito, anzi – che è abbastanza bravo nel mantenere alta l’attesa e la tensione dello spettatore anche quando non succede e non succederà nulla e straordinario nel mostrare la sofferenza interiore del protagonista alla ricerca di redenzione.

Insomma un bel film, inadatto per chi cerca azione e sparatorie continue (anche se di morti ce ne sono) che però in qualche caso pecca secondo me di alcune ingenuità. La principale  – secondo me – e cercare di farci credere che con pochi rottami metallici e dei coltelli da cucina una persona, per quanto esperta e sicuramente eccezionale come George, sia in grado di costruire un’arma dalla precisione e potenza di fuoco micidiale. Probabilmente questo è la solita mitizzazione che gli americani fanno delle abilità, astuzie, intelligenze e quant’altro dei loro agenti segreti e dei loro militari: fateci caso, in ogni telefilm o film sono presentati sempre come superuomini (o superdonne) onniscienti, abilissimi in qualsiasi arte marziale e in grado di svolgere al massimo livello qualsiasi compito e/o attività (se si fingono miss vincono il concorso di bellezza, se si fingono attori vincono l’Oscar, se si fingono scienziati gli danno il premio Nobel…una roba incredibile).

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Chi l’ha pensata?   3 comments

Che ci fa Antonio Banderas in un mulino bianco nella campagna parmense?

Senza offesa ma la scelta dell’attore mi sembra veramente infelice e lui poco credibile come pasticcere e/o fornaio che dialoga con una gallina.

Lui è mediterraneo, con una immagine forgiata dai tanti e popolari film che ha interpretato.

Andava meglio come marinaio – magari nei panni di Capitan Findus – ma come sforna briosche, per di più con accento spagnolo, non è proprio adatto.

Datemi retta, per sfornare dolciumi ci vuole uno alla Giovanni Rana.

 

Pubblicato 17 maggio 2012 da euclide in Di tutto un po', Televisione

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Ancora pioggia   3 comments

Va bene che la pioggia pulisce l’aria e le strade e che fa bene alla vegetazione però, cavolo, perché piove sempre e soltanto nel fine settimana?  La cosa comincia a essere veramente seccante.

Euclide wordpress   Leave a comment

In effetti è da un po’ che manco e così, complice anche la tarda età, mi sono dimenticata l’indirizzo completo del mio blog. Volendomi collegare da scuola sono andata sulla pagina di Google  e ho digitato “Euclide wordpress”, dato che scrivendo solo “Euclide” il motore di ricerca trova solo pagine relative a quel noioso matematico, mi pare greco, che faceva tutti quei teoremi  😉

Naturalmente al primo posto è apparso il mio blog con una scelta di articoli che sinceramente non ho capito, l’ultimo ma anche articoli di qualche anno fa   boh

Poi alcuni siti di wordpress che parlano di Euclide e della matematica e il sito del Liceo Euclide di Cagliari.

Infine la cosa più interessante e incredibile

All’indirizzo http://www.similarsites.com/site/euclide.wordpress.com si trova una pagina che contiene:

“15 Best Websites that are similar to Euclide.wordpress – L’angolo di Euclide. Find sites in topics like.”

Ma chi ha fatto una ricerca del genere?      😆

Naturalmente sono andata a vedere quali sono.

Dopo una coppia di siti che sponsorizzano il tutto: “Top Russian Women Dating” e  ” Meet Russian Women Free”, siti che se ho ben capito favoriscono incontri con donne russe scopo matrimonio o semplice sollazzo dei quali metto anche l’indirizzo caso mai qualcuno fosse interessato RussianDatingAgency.com e AnastasiaDate.com   😉   devo offendermi?   😆

Al primo posto, con il 59% di similarità c’è il blog che ben conosco di Irish coffee – a proposito, ciao Irish –  A pari merito c’è Google.It,  buono a sapersi anche se piuttosto strano

     

Seguono, con il 52% di similarità, una sfilza di blog  Absolut-Design.Net, Jgorbuzziol.Altervista.Org, Nonsolomusicablog.it, Liujo9.Spaces.Live, Ilrusso.Blogspot ecc che ho sommariamente visitato e nei quali non trovo francamente alcuna somiglianza o familiarità con gli autori. Mi piacerebbe tanto sapere in base a che cosa vengono fatti questi accostamenti, comunque mi riservo di visitar i miei “gemellini” con più calma.

Altra statistica assolutamente essenziale e, aggiungerei, un tantino demenziale che si trova in fondo alla pagina è la:

Keyword Density Analysis: Euclide.wordpress.com

Most used terms on the euclide.wordpress.com homepage      😯

Dalla quale ho appreso che nella mia homepage la parola  “che” ha una densità del 27,4%, seguita da “non” con il 12,6%, “una” con il 11,5%, “euclide” con l’8,6% e poi con densità decrescente “con”  “tutto” “del” “sono” “anche” “più”. Il tutto è corredato da uno splendido diagramma a torta.

E non è finita qui perché il bello è che cliccando sulla parola chiave, ad esempio “non” si viene spediti in una pagina nella quale sono elencati i siti web in cui tale parola è più ricorrente: così ho potuto apprendere – è proprio vero che non si finisce mai di imparare – che il sito in cui ricorre di più la parola “non” è quello di Repubblica.it (densità del 10%). A rigor di cronaca devo precisare che “Repubblica”, “Del” e “Con” ricorrono di più di “Non” mentre “Notizie” ricorre meno.

Insomma, nel web c’è veramente di tutto e probabilmente il 90% delle cose sono autentica spazzatura come questo sito di pseudo statistiche, altre cose sono invece molto più pericolose. Persone con sale in zucca e senso critico sono in grado di distinguere far tutto ciò che viene offerto e per fortuna sono liberi di collegarsi o meno ma penso ai pericoli  che corrono i nostri figli di fronte a tutto questo.

Habemus papam   3 comments

Esultiamo: habemus Moretti.

Ho visto su sky questo film e l’ho trovato veramente molto bello, splendidamente recitato da quello stuolo di anziani caratteristi che interpretano i cardinali e l’entourage del Papa e con la magnifica ambientazione delle sale del Vaticano ricostruite a Cinecittà.

Michel Piccoli poi è veramente straordinario, è molto espressivo e umano nel manifestare la sofferenza dell’uomo che si ritiene inadeguato per ricoprire un ruolo così importante e che con il passare dei giorni si interroga sulla sua vita, quella che è stata e che avrebbe potuto essere. Alla domanda dell’analista da cui si reca in incognito su quale sia il suo lavoro risponde “faccio l’attore” , certo perché non può rivelare la sua vera professione ma anche perché evidentemente si rende conto di aver recitato in una vita che non è certo di aver voluto La passione mai sopita per il teatro aumenta i suoi rimpianti e lo porta alla fine a manifestare il desiderio di scomparire per ricominciare tutto da capo, presumibilmente una nuova vita al di fuori dalla Chiesa.

Nanni Moretti con le sue manie e i suoi tormentoni è sempre più simile ad un nostrano  Woody Allen. E’ impagabile la scena in cui l’analista Moretti è costretto a dialogare con il Papa neo eletto di fronte a tutti i cardinali riuniti che lo controllano e gli fissano dei limiti riguardo agli argomenti da trattare, spaventati e timorosi per l’ingresso tra le mura del Vaticano della psicoanalisi contraria alla visione cristiana della vita e dell’anima.

A mio parere le parti migliori del film sono proprio quelle che si svolgono all’interno delle mura vaticane con i cardinali e tutto il resto dell’entourage papale, dalle guardie svizzere alle suorine, che sono sgomenti di fronte ad un evento che non si sarebbero mai aspettati e che sono incapaci di capire: anche se durante il Conclave ognuno di loro ha pregato di non essere eletto, faticano a comprendere il dramma interiore del neo eletto, anche perché sono profondamente sicuri di averlo eletto agendo sotto la guida di Dio e certi che il Signore lo rimetterà sulla giusta via.

Per questo – mentre il resto del Mondo al di fuori si interroga su quello che sta succedendo – prigionieri tra le mura del Vaticano, in fiduciosa attesa di un intervento divino, non fanno quasi nulla per confortare o convincere il neo eletto e invece si lasciano coinvolgere da un annoiato Moretti in un torneo intercontinentale di pallavolo, in cui giocano come ragazzini.

Sono talmente incapaci di comprendere ed accettare la situazione che, di fronte alla notizia della volontà del neo eletto di rinunciare alla carica, la sola cosa che pensano di fare per risolvere la cosa è di recarsi in massa al teatro per svelare la sua identità e costringerlo così a tornare, ancora una volta certi del fatto che non possa andare diversamente e che questa sia la volontà di Dio.

A questo punto mi aspettavo anche io un lieto fine, con il Papa che dopo le scorribande da “Vacanze romane” accetta di ricoprire il suo ruolo ma nella visione di Moretti questo non è possibile perché si tratta di un uomo scelto da altri uomini e non sempre la fede è sufficiente  per credere che ci sia realmente un Dio che guidi le scelte degli uomini.

Nonostante il finale non mi sembra che il film sia blasfemo o anti cattolico: ha il pregio di umanizzare la figura dei cardinali e dello stesso papa, e di far riflettere sulla fede.

Giudizio in asterischi da 1 a 5 :  ****    VOTOda 1 a 10:   9

Pubblicato 2 maggio 2012 da euclide in Di tutto un po', Recensioni

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To Rome with love   Leave a comment

Complice la nuvoletta di Fantozzi che mi ha rovinato il fine settimana cambiando del tutto i miei programmi, ieri sono andata al cinema.

Per la verità volevo vedere un altro film ma visto che pioveva e che per il mio film avrei dovuto attendere troppo, ho deciso di acquistare il biglietto per l’ultima opera di Woody Allen, film di cui avevo appena sentito parlare.

Per la verità è da un po’ che preferisco non leggere le recensioni dei libri o dei film che scelgo di leggere e vedere – dei libri non leggo neanche la quarta di copertina – perché non voglio lasciarmi condizionare.

Premetto che ho visto molti film di Woody Allen ma più che altro i film dei primi o primissimi tempi : Il dormiglione, io e Annie, Manhattan…. Gli ultimi non li ho proprio visti.

Comunque ho deciso di vedere il film “To Rome with love” sapendo solo che ci recitava anche Benigni.

Primo giudizio all’uscita dal cinema: “questo film mi ha lasciato molto perplessa

Qualche riflessione successiva.

E’ sicuramente e inequivocabilmente un atto di amore per la città di Roma, città eterna in cui gli americani vengono e trovano l’amore. Ma quella che si richiama continuamente è una Roma di altri tempi, i tempi della “dolce vita” come evidenziato da una colonna sonora fatta da “Nel blu dipinto di blu” e altre canzoni degli anni cinquanta e sessanta, e dai riferimenti a Cinecittà. Anche le donne italiane rappresentate sembrano da film neorealisti: bruttine, baffute, vestite con grembiulini di cotone stampato e da spendere poco, di quelli che si comprano al mercato e che indossava sempre mia nonna. Qualche stereotipo c’è, compresa la tendenza italica a risolvere ogni cosa con un buon piatto e un buon bicchiere di vino, ma come dare torto ad Allen se apprezza il buon cibo italiano?

Per tutto il film vediamo Roma, fotografata indubbiamente nei suoi aspetti  migliori, ma soprattutto i prodotti italiani in vetrina: la pubblicità occulta che si fa in questo film è veramente eccessiva e molto fastidiosa. Pasta, pelati, vino, acqua, olio, automobili…di tutto, compresi gli attori si mettono  in mostra in questo film: è vero che pare che tutti facciano a gara per apparire nei film di Allen ma vedere attori famosi  che prestano il loro volto per pochi fotogrammi solo per esserci è abbastanza fastidioso, almeno per me. L’avranno fatto gratuitamente? Magari per mettersi in vetrina in un mega campionario che farà il giro del mondo? Boh! Di sicuro questo film farà aumentare il turismo. E magari frutterà a qualcuno un ingaggio in America. Poco male visti i tempi di crisi in cui ci troviamo.

Per quanto riguarda la trama, è fatta di episodi che si svolgono contemporaneamente: il triangolo amoroso tra i tre studenti americani, la visita di Allen e signora a Roma per conoscere i futuri consuoceri, la vicenda di Benigni e le avventure della coppietta trevisana. La contemporaneità degli episodi è solo parziale: è per me del tutto inspiegabile il fatto che mentre tutti gli altri episodi si svolgano nell’arco di più giorni o addirittura settimane (come si evince anche dalla variazione delle condizioni meteorologiche), la vicenda della coppia trevisana – che pure inizia e termina insieme alle altre – è invece concepita per svolgersi in una solo giornata. E’ un vero mistero e mi chiedo se Allen l’abbia fatto apposta, deve essere così altrimenti significherebbe che si è del tutto rimbambito.

La vicenda dei 3 studenti e del fantasma dell’architetto Alec Baldwin che interviene continuamente dando la sua opinione mi sembra che sia stata messa perché ci vogliono sempre degli attori giovani e carini riconoscibili dagli americani e una storia d’amore.

Nell’ episodio con Woody Allen che giunge a Roma con la moglie per conoscere la famiglia del fidanzato della figlia – ovviamente lei è una studentessa americana che, a Roma per turismo, conosce per caso un tipo italiano e se ne innamora perdutamente – si riconoscono le sue nevrosi e i suoi tormentoni. Di autobiografico c’è il suo definirsi regista che ha precorso i tempi (mi sarebbe piaciuto vedere la sua messa in scena del Rigoletto con tutti gli attori vestiti da topi bianchi), chiaro riferimento al fatto che è stato per lungo tempo poco compreso negli USA e più famoso in Europa che nella sua patria.  Simpatico il momento in cui scopre che il fidanzato della figlia, di nome Michelangelo, avvocato che fa patrocini gratuiti e quindi definito “comunista” e inesorabilmente squattrinato da Allen, è figlio di un impresario di pompe funebri. Quando scopre che il padre di Michelangelo canta meravigliosamente sotto la doccia, non riesce a concepire il fatto che lui e la sua famiglia non vogliano inseguire la fama e che lui preferisca continuare a svolgere il suo lavoro. In netto contrasto con l’ossessione tutta americana per l’esibizione e lo spettacolo. Incredibile la messa in scena de “I Pagliacci” in cui il cantante protagonista canta e viene portato in giro per il palco dentro una doccia con acqua scrosciante. Incredibile ma divertente soprattutto perché alla fine del film scopriamo che i critici hanno definito “Minus habens” la mente che ha concepito l’esibizione. Meno male che i critici italiani ci fanno una bella figura.

Questione Benigni: la sua presenza non è essenziale dato che secondo me il suo personaggio poteva essere interpretato da chiunque altro. Non vorrei sbagliarmi ma secondo me il nostro Roberto è stato ingaggiato da Allen per dare un appeal in più al film. Nella vicenda dello strano personaggio da lui interpretato, Leopoldo Pisanello, vedo una severa critica di costume al mondo dei media pronti a idolatrare e portare alla ribalta personaggi che non hanno alcuna qualità, ma anche al pubblico che si lascia influenzare da loro. Probabilmente il bersaglio di Allen sono i media americani ma non ho potuto non fare un collegamento con le nostre “veline” o con le tipe alla Ruby, celebrate come soubrette appena appaiono anche per sbaglio in televisione. Per quanto riguarda la recitazione, Benigni, molto controllato, da il meglio di sé nelle immagini iniziali quando il suo personaggio, non ancora famoso, è un barboso e noioso impiegatuccio che vuole dare la sua – non richiesta – opinione su tutto.

L’ultimo episodio, quello della coppia (Antonio e Milly) che arriva da Treviso, è ben recitato dai due giovani protagonisti italiani, ingenui quanto basta. Sono macchiette i quattro zii puritani, interpretati da 4 attori italiani che trovo mal assortiti e un po’ scontata la figura della prostituta dal cuore d’oro Penelope Cruz. Come detto, tutta la vicenda si svolge in un giorno – anche meno, 12-13 ore al massimo – . Da rilevare la presenza di Albanese nel quale in tutte, ma proprio tutte, le scene ho visto Cecco La Qualunque. Secondo me da non mettere proprio, non necessario e superfluo, il ladruncolo Riccardo Scamarcio: probabilmente è stato aggiunto a beneficio degli americani per pareggiare il conto del tradimento consumato da Antonio.

Giudizio conclusivo: un film che è piacevole da vedersi e che contiene alcune trovate interessanti ma che non è niente di eccezionale. Una volta c’erano i giudizi in asterischi: da 1 a 5 direi  ***.  Voto: da 1 a 10  direi 6/7     😉

Ne siete proprio sicuri?   3 comments

Quando pensa che per la recente riforma dell’età di pensionamento fatta dal governo dovrò lavorare fino alla veneranda età di 67 anni mi viene male.

Voglio dire, già adesso strozzerei spesso e volentieri alcuni dei miei studenti, fra una decina di anni che tentazione avrò?

Spero di non diventare una di quelle prof esasperate e vendicative.

P.S. questo a lato è un magnete che mi hanno regalato due ex studentesse. Per capire l’ironia dovete sapere che “bad” è il mio soprannome a scuola e che posseggo – come noto – un gatto nero. Pare che entrambe sognino ancora i momenti in cui entravo in classe e pronunciavo la famosa frase “Separate i banchi” prima di una verifica a sorpresa