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C’era una volta   Leave a comment

I sceneggiatori Usa sono veramente fuori di testa. Dopo aver perso il loro tempo occupandosi solo di vampiri licantropi e morti viventi o fantasmi ora si sono avventurati nel campo delle favole partorendo una serie TV quanto meno bizzarra dal titolo “C’era una volta”. Mi è capitato di vederne alcune puntate su Sky e ora mi vedo costretta a seguire tutta le serie per capire dove vogliono andare a parare, sperando che – come sembra – non ci sia una seconda serie.

Nella trama si parla di una cittadina Usa, chiamata Storybrooke nella quale sarebbero imprigionate, da tempo immemorabile, in seguito ad un sortilegio, i personaggi delle favole della nostra infanzia: Biancaneve e i sette nani, Cenerentola, Cappuccetto rosso, la Bella e la Bestia, Hansel e Gretel, Pinocchio…tutti, di qualsiasi epoca e nazionalità. Artefice del tutto la strega di Biancaneve, la cattiva dei più cattivi cattivissimi che dopo aver ingannato e fatto sortilegi a tutti gli altri, buoni o cattivi delle altre storie, li imprigionati in questa ridente cittadina della quale ha assunto la carica di Sindaco. Elemento di rottura del sortilegio è Emma (interpretata da una bionda Jennifer Morrison, l’attrice che faceva uno dei primi tre assistenti del dott. House, passa da una follia all’altra)  , nella vita reale orfana e dalla vita travagliata ma che sembrerebbe essere l’unica figlia di Biancaneve e del Principe Azzurro (a Storybrooke rispettivamente la maestra del paese e il marito di una bionda che si scopre essere la figlia nientepopodimeno che di Re Mida 😆 ), Questa donna sarebbe la madre naturale del figlio adottivo della regina/strega/sindaco della cittadina e per questo convocata lì dal ragazzino che sembra essere l’unico – a parte una altro personaggio misterioso che si rivelerà essere Pinocchio in persona – a conoscenza della storia della cittadina e del sortilegio che la avvolge.

Dapprima riluttante, in breve tempo, sollecitata dal figlio, la tipa deciderà di rimanere a Storybrooke – della quale assumerà la carica di sceriffo (ma è una carica che assegnano a cani e porci? Non è previsto almeno un livello minimo di istruzione che accerti la tua conoscenza degli elementi essenziali della legge? Maledetta la mia formazione da insegnante, penso che l’istruzione – almeno quella di base – sia importante, o, scusate, indispensabile) – per contrastare i piani della regina/strega/sindaco. Così tra nani che nascono dalle uova e vengono battezzati dai picconi 😆 , cappuccetti rossi che sono in realtà lupi mannari, geni dello specchio che fanno i giornalisti (servili ed adulatori in entrambe le professioni), cappellai matti, cenerentole che sono ragazze madri e chi ne ha più ne metta scorrono le puntate – siamo già alla 19-esima – in ognuna delle quali ci viene raccontata la “vera storia” del personaggio protagonista.

Così veniamo a sapere che Biancaneve (bruttina e con le orecchie a sventola, lo specchio si sbagliava, la regina/strega/sindaco è effettivamente molto più bella) è una specie di maschiaccio che circola nella foresta armata di arco e frecce; la regina/strega/sindaco (che ha un armadio pieno di cassettine che contengono i cuori di tutti i personaggi 😆 ) ha ucciso o soggiogato i maghi e/o streghe di tutte le altre favole – compresa quella cattiva di Hansel e Gretel-  e odia Biancaneve perché quando era piccola ha involontariamente fatto uccidere l’unico grande amore della regina/strega/sindaco; il Principe Azzurro, che non è un vero principe ma è figlio di contadini, era già sposato prima di incontrare Biancaneve e quindi poi è un bigamo; la Bestia della Bella e la Bestia è un mago molto

potente di nome Tremotino (interpretato da Robert Carlyle, quello di Full monty..mio dio quanto è caduto in basso) che a Storybrooke possiede un negozio di antiquariato e, non è chiaro perché, si allea con Emma contro la regina/strega/sindaco….e via con una quantità di altre cose veramente assurde e demenziali.

E qualche grossa incongruenza. Per esempio Emma, che è vissuta fuori da Storybrooke e quindi per lei il tempo è trascorso normalmente, sembra avere 30/35 anni e questo significa che Biancaneve e il Principe Azzurro si sono incontrati solo 29/36 anni fa. O forse – deve essere sicuramente così – si conoscono da secoli (almeno dal 1812) ma hanno deciso di procreare solo in tempi recenti 😆

Per Pinocchio invece (a quanto sembra vissuto anche lui fuori da Storybrooke) non sembrano esserci ragionevoli spiegazioni riguardo al fatto che non dimostra affatto i suoi più di 130 anni, al massimo ne dimostra 40.

Ridete pure e datemi della pazza perché seguo questa fesseria ma ormai è diventata una droga per me e al martedì sera non posso più farne a meno.

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The American   2 comments

Al video noleggio mi è capitato sotto mano questo film del 2010. Non ne avevo sentito parlare se non di sfuggita e per la verità la cosa che mi ha attratto di più e indotto a noleggiarlo è stata la presenza di George Clooney.

E’ chiaramente una produzione indipendente, il titolo è “The American”, il regista un certo Anton Corblin che credo fosse alla regia del suo primo film.

Oltre a Clooney non ci recitano attori famosi a livello internazionale a meno che Violante Placido e Paolo Bonacelli non lo siano, ma non credo.

E’ un film strano, è di azione anche se non c’è azione. Un thriller nel quale non accade quasi nulla.

Ed è proprio questo il fascino del film, così poco somigliante ai soliti film di produzione Usa.

Protagonista del film è una specie di agente speciale esperto in armamenti (Clooney) che, braccato da agenti svedesi in seguito a una missione andata male, viene mandato a nascondersi in un paesino di montagna in Abruzzo. Qui, in attesa di qualcosa che risolva la sua situazione, realizza, per una cliente misteriosa, un’arma dalla potenza di fuoco micidiale. La sua vita trascorre solitaria, le uniche relazioni che intreccia sul posto sono con un prete dal passato non limpido (Bonacelli) e con una prostituta (la Placido) della quale si innamora. I contatti instaurati lo portano progressivamente a maturare la decisione di dare un taglio al suo passato e a costruirsi una nuova vita, ma al passato non è possibile fuggire e la storia finisce in modo tragico.

Sicuro protagonista del film è l’Abruzzo fotografato splendidamente con i suoi sconfinati altipiani e i suoi piccoli villaggi abbarbicati sulle colline, deserti e labirintici. Le scene sono ambientate a Sulmona, Castel del Monte e in altri due o tre paesini: non ci sono mai stata e devo dire che non immaginavo che l’Abruzzo fosse così bello, originale, forte e ben conservato.

L’altro protagonista è un Clooney volutamente invecchiato, che non ha paura di mostrare la sua età e i segni del tempo – e per non è meno affascinante del solito, anzi – che è abbastanza bravo nel mantenere alta l’attesa e la tensione dello spettatore anche quando non succede e non succederà nulla e straordinario nel mostrare la sofferenza interiore del protagonista alla ricerca di redenzione.

Insomma un bel film, inadatto per chi cerca azione e sparatorie continue (anche se di morti ce ne sono) che però in qualche caso pecca secondo me di alcune ingenuità. La principale  – secondo me – e cercare di farci credere che con pochi rottami metallici e dei coltelli da cucina una persona, per quanto esperta e sicuramente eccezionale come George, sia in grado di costruire un’arma dalla precisione e potenza di fuoco micidiale. Probabilmente questo è la solita mitizzazione che gli americani fanno delle abilità, astuzie, intelligenze e quant’altro dei loro agenti segreti e dei loro militari: fateci caso, in ogni telefilm o film sono presentati sempre come superuomini (o superdonne) onniscienti, abilissimi in qualsiasi arte marziale e in grado di svolgere al massimo livello qualsiasi compito e/o attività (se si fingono miss vincono il concorso di bellezza, se si fingono attori vincono l’Oscar, se si fingono scienziati gli danno il premio Nobel…una roba incredibile).

Habemus papam   3 comments

Esultiamo: habemus Moretti.

Ho visto su sky questo film e l’ho trovato veramente molto bello, splendidamente recitato da quello stuolo di anziani caratteristi che interpretano i cardinali e l’entourage del Papa e con la magnifica ambientazione delle sale del Vaticano ricostruite a Cinecittà.

Michel Piccoli poi è veramente straordinario, è molto espressivo e umano nel manifestare la sofferenza dell’uomo che si ritiene inadeguato per ricoprire un ruolo così importante e che con il passare dei giorni si interroga sulla sua vita, quella che è stata e che avrebbe potuto essere. Alla domanda dell’analista da cui si reca in incognito su quale sia il suo lavoro risponde “faccio l’attore” , certo perché non può rivelare la sua vera professione ma anche perché evidentemente si rende conto di aver recitato in una vita che non è certo di aver voluto La passione mai sopita per il teatro aumenta i suoi rimpianti e lo porta alla fine a manifestare il desiderio di scomparire per ricominciare tutto da capo, presumibilmente una nuova vita al di fuori dalla Chiesa.

Nanni Moretti con le sue manie e i suoi tormentoni è sempre più simile ad un nostrano  Woody Allen. E’ impagabile la scena in cui l’analista Moretti è costretto a dialogare con il Papa neo eletto di fronte a tutti i cardinali riuniti che lo controllano e gli fissano dei limiti riguardo agli argomenti da trattare, spaventati e timorosi per l’ingresso tra le mura del Vaticano della psicoanalisi contraria alla visione cristiana della vita e dell’anima.

A mio parere le parti migliori del film sono proprio quelle che si svolgono all’interno delle mura vaticane con i cardinali e tutto il resto dell’entourage papale, dalle guardie svizzere alle suorine, che sono sgomenti di fronte ad un evento che non si sarebbero mai aspettati e che sono incapaci di capire: anche se durante il Conclave ognuno di loro ha pregato di non essere eletto, faticano a comprendere il dramma interiore del neo eletto, anche perché sono profondamente sicuri di averlo eletto agendo sotto la guida di Dio e certi che il Signore lo rimetterà sulla giusta via.

Per questo – mentre il resto del Mondo al di fuori si interroga su quello che sta succedendo – prigionieri tra le mura del Vaticano, in fiduciosa attesa di un intervento divino, non fanno quasi nulla per confortare o convincere il neo eletto e invece si lasciano coinvolgere da un annoiato Moretti in un torneo intercontinentale di pallavolo, in cui giocano come ragazzini.

Sono talmente incapaci di comprendere ed accettare la situazione che, di fronte alla notizia della volontà del neo eletto di rinunciare alla carica, la sola cosa che pensano di fare per risolvere la cosa è di recarsi in massa al teatro per svelare la sua identità e costringerlo così a tornare, ancora una volta certi del fatto che non possa andare diversamente e che questa sia la volontà di Dio.

A questo punto mi aspettavo anche io un lieto fine, con il Papa che dopo le scorribande da “Vacanze romane” accetta di ricoprire il suo ruolo ma nella visione di Moretti questo non è possibile perché si tratta di un uomo scelto da altri uomini e non sempre la fede è sufficiente  per credere che ci sia realmente un Dio che guidi le scelte degli uomini.

Nonostante il finale non mi sembra che il film sia blasfemo o anti cattolico: ha il pregio di umanizzare la figura dei cardinali e dello stesso papa, e di far riflettere sulla fede.

Giudizio in asterischi da 1 a 5 :  ****    VOTOda 1 a 10:   9

Pubblicato 2 maggio 2012 da euclide in Di tutto un po', Recensioni

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To Rome with love   Leave a comment

Complice la nuvoletta di Fantozzi che mi ha rovinato il fine settimana cambiando del tutto i miei programmi, ieri sono andata al cinema.

Per la verità volevo vedere un altro film ma visto che pioveva e che per il mio film avrei dovuto attendere troppo, ho deciso di acquistare il biglietto per l’ultima opera di Woody Allen, film di cui avevo appena sentito parlare.

Per la verità è da un po’ che preferisco non leggere le recensioni dei libri o dei film che scelgo di leggere e vedere – dei libri non leggo neanche la quarta di copertina – perché non voglio lasciarmi condizionare.

Premetto che ho visto molti film di Woody Allen ma più che altro i film dei primi o primissimi tempi : Il dormiglione, io e Annie, Manhattan…. Gli ultimi non li ho proprio visti.

Comunque ho deciso di vedere il film “To Rome with love” sapendo solo che ci recitava anche Benigni.

Primo giudizio all’uscita dal cinema: “questo film mi ha lasciato molto perplessa

Qualche riflessione successiva.

E’ sicuramente e inequivocabilmente un atto di amore per la città di Roma, città eterna in cui gli americani vengono e trovano l’amore. Ma quella che si richiama continuamente è una Roma di altri tempi, i tempi della “dolce vita” come evidenziato da una colonna sonora fatta da “Nel blu dipinto di blu” e altre canzoni degli anni cinquanta e sessanta, e dai riferimenti a Cinecittà. Anche le donne italiane rappresentate sembrano da film neorealisti: bruttine, baffute, vestite con grembiulini di cotone stampato e da spendere poco, di quelli che si comprano al mercato e che indossava sempre mia nonna. Qualche stereotipo c’è, compresa la tendenza italica a risolvere ogni cosa con un buon piatto e un buon bicchiere di vino, ma come dare torto ad Allen se apprezza il buon cibo italiano?

Per tutto il film vediamo Roma, fotografata indubbiamente nei suoi aspetti  migliori, ma soprattutto i prodotti italiani in vetrina: la pubblicità occulta che si fa in questo film è veramente eccessiva e molto fastidiosa. Pasta, pelati, vino, acqua, olio, automobili…di tutto, compresi gli attori si mettono  in mostra in questo film: è vero che pare che tutti facciano a gara per apparire nei film di Allen ma vedere attori famosi  che prestano il loro volto per pochi fotogrammi solo per esserci è abbastanza fastidioso, almeno per me. L’avranno fatto gratuitamente? Magari per mettersi in vetrina in un mega campionario che farà il giro del mondo? Boh! Di sicuro questo film farà aumentare il turismo. E magari frutterà a qualcuno un ingaggio in America. Poco male visti i tempi di crisi in cui ci troviamo.

Per quanto riguarda la trama, è fatta di episodi che si svolgono contemporaneamente: il triangolo amoroso tra i tre studenti americani, la visita di Allen e signora a Roma per conoscere i futuri consuoceri, la vicenda di Benigni e le avventure della coppietta trevisana. La contemporaneità degli episodi è solo parziale: è per me del tutto inspiegabile il fatto che mentre tutti gli altri episodi si svolgano nell’arco di più giorni o addirittura settimane (come si evince anche dalla variazione delle condizioni meteorologiche), la vicenda della coppia trevisana – che pure inizia e termina insieme alle altre – è invece concepita per svolgersi in una solo giornata. E’ un vero mistero e mi chiedo se Allen l’abbia fatto apposta, deve essere così altrimenti significherebbe che si è del tutto rimbambito.

La vicenda dei 3 studenti e del fantasma dell’architetto Alec Baldwin che interviene continuamente dando la sua opinione mi sembra che sia stata messa perché ci vogliono sempre degli attori giovani e carini riconoscibili dagli americani e una storia d’amore.

Nell’ episodio con Woody Allen che giunge a Roma con la moglie per conoscere la famiglia del fidanzato della figlia – ovviamente lei è una studentessa americana che, a Roma per turismo, conosce per caso un tipo italiano e se ne innamora perdutamente – si riconoscono le sue nevrosi e i suoi tormentoni. Di autobiografico c’è il suo definirsi regista che ha precorso i tempi (mi sarebbe piaciuto vedere la sua messa in scena del Rigoletto con tutti gli attori vestiti da topi bianchi), chiaro riferimento al fatto che è stato per lungo tempo poco compreso negli USA e più famoso in Europa che nella sua patria.  Simpatico il momento in cui scopre che il fidanzato della figlia, di nome Michelangelo, avvocato che fa patrocini gratuiti e quindi definito “comunista” e inesorabilmente squattrinato da Allen, è figlio di un impresario di pompe funebri. Quando scopre che il padre di Michelangelo canta meravigliosamente sotto la doccia, non riesce a concepire il fatto che lui e la sua famiglia non vogliano inseguire la fama e che lui preferisca continuare a svolgere il suo lavoro. In netto contrasto con l’ossessione tutta americana per l’esibizione e lo spettacolo. Incredibile la messa in scena de “I Pagliacci” in cui il cantante protagonista canta e viene portato in giro per il palco dentro una doccia con acqua scrosciante. Incredibile ma divertente soprattutto perché alla fine del film scopriamo che i critici hanno definito “Minus habens” la mente che ha concepito l’esibizione. Meno male che i critici italiani ci fanno una bella figura.

Questione Benigni: la sua presenza non è essenziale dato che secondo me il suo personaggio poteva essere interpretato da chiunque altro. Non vorrei sbagliarmi ma secondo me il nostro Roberto è stato ingaggiato da Allen per dare un appeal in più al film. Nella vicenda dello strano personaggio da lui interpretato, Leopoldo Pisanello, vedo una severa critica di costume al mondo dei media pronti a idolatrare e portare alla ribalta personaggi che non hanno alcuna qualità, ma anche al pubblico che si lascia influenzare da loro. Probabilmente il bersaglio di Allen sono i media americani ma non ho potuto non fare un collegamento con le nostre “veline” o con le tipe alla Ruby, celebrate come soubrette appena appaiono anche per sbaglio in televisione. Per quanto riguarda la recitazione, Benigni, molto controllato, da il meglio di sé nelle immagini iniziali quando il suo personaggio, non ancora famoso, è un barboso e noioso impiegatuccio che vuole dare la sua – non richiesta – opinione su tutto.

L’ultimo episodio, quello della coppia (Antonio e Milly) che arriva da Treviso, è ben recitato dai due giovani protagonisti italiani, ingenui quanto basta. Sono macchiette i quattro zii puritani, interpretati da 4 attori italiani che trovo mal assortiti e un po’ scontata la figura della prostituta dal cuore d’oro Penelope Cruz. Come detto, tutta la vicenda si svolge in un giorno – anche meno, 12-13 ore al massimo – . Da rilevare la presenza di Albanese nel quale in tutte, ma proprio tutte, le scene ho visto Cecco La Qualunque. Secondo me da non mettere proprio, non necessario e superfluo, il ladruncolo Riccardo Scamarcio: probabilmente è stato aggiunto a beneficio degli americani per pareggiare il conto del tradimento consumato da Antonio.

Giudizio conclusivo: un film che è piacevole da vedersi e che contiene alcune trovate interessanti ma che non è niente di eccezionale. Una volta c’erano i giudizi in asterischi: da 1 a 5 direi  ***.  Voto: da 1 a 10  direi 6/7     😉

Vampiri, lupi mannari, bambine mutanti e altre storie   9 comments

Rieccomi, pronta a riprendere il lavoro eccetera eccetera.

Le vacanze di agosto sono passate in modo molto tranquillo e rilassato, forse troppo e infatti dopo aver finito i libri che mi ero portata appresso sono cascata nella avviluppante saga di Twilight.

Mi rendo conto che non sia una lettura ne una storia adatta alla mia età ma diciamo che è stata una sorta di ricerca scientifica (?!), insomma un autoaggiornamento resosi necessario dopo aver sentito più di una ragazzina sospirare con aria sognante “oh!! Twilight è veramente il più bel libro del mondooo”. Per fortuna mia nipote possiede tutti e 4 i volumi (veramente impressionanti per la dimensione, siamo oltre le 700 pagine, roba da far scappare a gambe levate qualunque giovanissimo) così ho potuto leggere e aggiornarmi senza spendere neanche un euro.

L’intenzione era quella di leggere solo il primo volume (twilight appunto) ma poi mi ha vinto la curiosità di scoprire che altro l’autrice sarebbe stata in grado di inventarsi  e così sono passata al secondo (new moon) poi al terzo (eclipse) e infine al quarto (breaking dawn) ma solo perchè era quello che concludeva la saga e quindi era quasi un obbligo leggerlo.

Non nego di essermi abbastanza divertita, la lettura è piuttosto leggerina ma in alcuni tratti affascinante.

In particolare nel primo libro è ben costruita la ricerca della verità da parte di Bella, un tipo decisamente insolito che riesce poco alla volta a scoprire il mistero celato dal bel Edward, il vampiro gentile che non si nutre di sangue umano ma solo di sangue animale (le sue prede preferite sono i puma mentre quelle di suo fratello Emmett sono gli orsi grizzly arrabbiati  😀 ). Tra i due nasce un grande amore e non c’è proprio da stupirsi se le ragazzine di mezzo mondo adorano questo libro: chi non vorrebbe un fidanzato dolce, bello e forte come Edward?

Perchè secondo l’autrice del libro, Stephenie Meyer – una tipa che in 3 anni (dal 2006 al 2008) è riuscita a partorire i quattro volumi di questa storia e ora deve essere ricca sfondata e destinata ad arricchirsi ulteriormente visto che dopo il primo film (twilight, uscito anche in Italia nel novembre scorso) ce ne sono in preparazione altri 4 e forse trarranno dalla saga anche una serie tv – i vampiri sono tutti bellissimi, forti come dei supereroi e dotati di sensi sviluppatissimi e poteri soprannaturali. Sono ricchissimi perché, lavorando per secoli senza spendere un euro in cibo, accumulano una fortuna che poi spendono soprattutto in auto potenti e di lusso (i vampiri viaggiano in volvo e ferrari).  Non dormono nelle bare come Dracula (per la verità non dormono mai e pare che se sposati facciano sesso sfrenato tutta la notte) e non hanno neanche i canini appuntiti ma sono immortali e si distinguono dal resto della popolazione perché pallidi e freddi. Circolano anche di giorno purché non ci sia il sole, ma non perché il sole li incenerisca come pensiamo noi…i raggi del sole fanno brillare la loro pelle come se fosse incastonata di diamanti e la cosa effettivamente potrebbe dare nell’occhio. Altra cosa utile da sapere: il paletto di frassino è inutile, per ucciderli bisogna farli a pezzi e poi bruciare il tutto ma in fretta perché se no i pezzi si ricompongono. Attenzione perché i vampiri “vegetariani” come Edward e al sua famiglia sono pochissimi (si distinguono perché gli occhi sono color ocra), gli altri vampiri che circolano nel mondo sono normali e cattivi. Anche loro sono bellissimi e fortissimi e si distinguono per il colore rosso vivo dell’iride.

Dopo il primo libro pensavo di fermarmi nella lettura poiché mi sembrava che non ci fosse molto altro da trattare e così ho iniziato per curiosità il secondo libro che inizia con l’abbandono di Bella da parte di Edward dopo che  i 6 vampiri della famiglia di Edward hanno cercato di mangiarsela durante la sua festa di compleanno (ma è stato un increscioso incidente). Naturalmente lui è ancora perdutamente innamorato di lei ma temendo di essere troppo pericoloso per Bella la molla di punto in bianco senza darle spiegazioni. A quel punto lei è disperata e si consola solo dopo molti mesi con Jacob, un giovane indiano suo amico della tribù dei queilote  che si rivela essere nientepopodimeno che un licantropo: quando la famiglia di vampiri di Edward si è trasferita da quelle parti un secolo prima, alcuni giovani della tribù hanno subito una mutazione genetica che li ha trasformati in licantropi che sono notoriamente i peggiori nemici dei vampiri. Anche loro naturalmente sono fortissimi e bellissimi e quando si trasformano diventano grossi come orsi.  La saga è ambientata dalle parti di Seattle in una zona che è definita come la più piovosa di tutti gli Stati Uniti e che, a quanto pare, è anche abitata da tipi interessanti.

Tra una chiacchiera e l’altra si arriva alla fine del libro quando Edward, credendo che Bella sia morta, decide di suicidarsi e si reca dai Volturi che sarebbero dei vampiri di nascita etrusca che vivono a Volterra. Questi tipi hanno più di 3000 anni, sono considerati i sovrani dei vampiri e promulgano leggi ed editti per il mondo vampiresco. La cosa interessante è che non sono vegetariani e che per non farsi scoprire evitano di cercare le loro vittime in toscana o in Italia in generale: si nutrono a domicilio grazie alle comitive di turisti stranieri che vanno a visitare il Palazzo dei Priori di Volterra (attenzione ad una guida turistica pallida e con i capelli rossi di nome Heidi) 😀

backstage-twilightDopo l’inevitabile lieto fine Bella ed Edward tornano insieme e il terzo volume si trascina piuttosto noiosamente tra scene di gelosia e rivalità tra Edward e Jacob che non accetta il fatto che Bella voglia farsi vampira. Direi che è sicuramente il peggior libro della serie e Bella è talmente lagnosa che fa venire i nervi.

Ma a questo punto era obbligatorio leggere la fine della storia e iniziare il quarto e ultimo libro. Qui Edward e Bella si sposano e, dopo aver messo al mondo una bambina mutante (questi deliziosi bambini fanno nove mesi in uno nutrendosi del sangue della madre e al momento del parto usano aprirsi la strada a morsi), Bella diventa una vampira trasformandosi come d’incanto da una goffa e imbranata ragazzina in una bellissima e fortissima vampira naturalmente dotata di super poteri. Anche qua ci sono personaggi bizzarri e il tutto si conclude con una epica sfida tra vampiri buoni e licantropi da una parte e vampiri cattivi (i Volturi) dall’altra.

Manco a dirlo trionfano i nostri e così Bella ed Edward possono godersi il loro amore eterno e la loro bambina mutante (ovviamente bellissima, fortissima e dotata di super poteri). La piccola poi è talmente adorabile che, essendo mezza umana, dorme tutta la notte senza svegliarsi consentendo così ai genitori di sollazzarsi in assoluta libertà nel corso della notte.

Ribadisco il concetto: quale ragazzina non desidererebbe di essere nei panni di Bella? ora capisco il successo di tutta la saga e anche perché quando ho chiesto ad una mia allieva se la storia era una cosa alla Harry Potter mi ha risposto che “no, è una cosa un po’ diversa”…tra Harry Potter e twilight ci sono circa due o tre anni luce di distanza.

Per curiosità sono andata su internet per informarmi sul film e in particolare sugli attori che erano stati scelti per le varie parti. Inutile dire che il bietolone che interpreta Edward nel film secondo me è del tutto inadatto alla parte, il “mio” Edward è del tutto diverso (e anche più bello). La tipa che fa Bella invece va bene poiché è un tipo abbastanza anonimo e quindi adeguato alla parte che deve sostenere. Certo bisognerà vedere se riusciranno a trasformarla in una top model negli ultimi film.

Pubblicato 6 settembre 2009 da euclide in Di tutto un po', I libri che amo, Recensioni

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The Blackadder   13 comments

Adoro Sky. Non tanto per i canali dei films ma per gli altri canali, cioè quelli dell’informazione e quelli dell’intrattenimento.

Il telegiornale di sky, cioè Skytg24 e Rainews24 sono i due telegiornali più obiettivi (almeno, per quanto riguarda Skytg24, quando non si parla di USA) e le rubriche di Rainews24 sono ben fatte e interessanti. Niente a che vedere con i telegiornali Rai e Mediaset che sono arrivati al punto di sopprimere le notizie.

Tra i canali di intrattenimento ce ne sono alcuni decisamente discutibili, tipo RealTv di cui probabilmente parlerò molto presto visto gli incredibili programmi che trasmettono, poi ci sono i canali dei telefilm e altro.

Tra gli altri c’è il canale della BBC che trasmette in inglese, a volte con sottotitoli, programmi di produzione inglese. E tra questi programmi ho rivisto ieri sera una vera e propria chicca: la serie “The Blackadder“. Sono in pochi a conoscerla in Italia perché non è mai stata tradotta ed è stata trasmessa solo su un canale satellitare, mi pare Paramount, che ora non esiste più. E sempre in orario notturno.

blackadderIl protagonista della serie è Edmund Blackadder ed è interpretato da un loquace Rowan Atkinson pre Mr Bean.

Edmund Blackadder è il figlio cadetto di una famiglia nobile inglese (nella prima serie è addirittura figlio cadetto e maltrattato del re d’Inghilterra) e, insieme ai suoi omonimi discendenti, passa attraverso vari periodi della storia inglese: la guerra delle due rose, il regno di Elisabetta I, il periodo della Rivoluzione Francese e la Prima Guerra Mondiale.

La caratteristica comune a tutti gli Edmund è quella di essere un personaggio cinico e senza scrupoli, meschino, risoluto e macchinatore che ha come unico fine il raggiungimento dei suoi scopi e la sopravvivenza. Perennemente perseguitato dalla sfortuna, si ritrova – suo malgrado – sempre in mezzo ai guai, dai quali riesce ad uscire sempre grazie a grandi sforzi, piani ingegnosi e tremendi sacrifici. Non a caso blackadder è il nome dell’unico serpente velenoso dell’Inghilterra e si traduce come serpe nera o vipera nera.

Egli ha sempre e comunque al suo fianco il suo fedele servitore Baldrick basso, minuto, sporco e piuttosto brutto, ignorante ed ingenuo, sfruttato e trattato male per la sua stupidità e dabbenaggine.

Ci sono poi altri personaggi ricorrenti che fanno da contorno come lo stolto amico lord Percy Percy ed altri.

blackadder2Nella terza serie Blackadder, decaduto nobiliarmente, si trova a fare da maggiordomo allo sciocco e vanesio  George, Principe di Galles, interpretato da un giovane Hugh Laurie che prima di interpretare il dr House ha fatto molte cose come attore caratterista in Gran Bretagna.

Nella quarta serie Blackadder è un capitano dell’esercito britannico impegnato nella guerra di trincea e alle prese con gli ordini  spesso sbagliati e criminali dei comandanti in capo ben imboscati nelle retrovie. Anche qui ha ai suoi ordini il fido attendente Baldrick e l’ingenuo tenente George (Laurie).

Le serie, girate tra l’83 e l’89, si compongono di 24 episodi in tutto ma ogni episodio è fatto di dialoghi fulminanti e grande satira del costume dell’epoca e non solo. Insomma, si fanno veramente grandissime risate ed è inspiegabile il fatto che solo i nottambuli e gli insonni con il satellite possano godere di questa chicca.

Paula Spencer   4 comments

“Se la cava. Tante volte. Quasi sempre. Se la cava. E qualche volta no. Non se la cava, per niente.

Questo è uno dei giorni no.

L’ha capito subito. Appena si è svegliata. Una giornata di quelle. E non ha avuto modi di ricredersi.

Tra qualche settimana compirà quarantotto anni. Non che gliene importi molto. Quasi niente.

Sono più di quattro mesi che non beve. Quattro mesi e cinque giorni. Uno di questi mesi era febbraio. Ecco perché aveva cominciato a contare il tempo in mesi. Aveva guadagnato tre giorni. Ma questo è un anno bisestile; uno l’ha dovuto restituire. Quattro mesi e cinque giorni. Un terzo di un anno. Quasi mezza gravidanza.

Tanto di quel tempo.

E non è solo il bere.

Sta tornando dal lavoro. Sta andando a casa a piedi dalla stazione. Non ha più energie. Non ha più un briciolo di forza nelle gambe. Solo un gran male. Un dolore, di quelli che si raggiungono solo bevendo.

Ma il bere è soltanto una parte del problema. Se l’è cavata bene con il bere. Ha voglia di bere. Non vuole bere. Non vuole bere. Combatte. Vince. Ne è orgogliosa. Soddisfatta. Continuerà così. Lo sa che ce la farà.

Ma qualche volta quando si sveglia sa una cosa soltanto. Sa di essere sola.”

 

 

Questo è l’inizio di un libro che ho letto, anzi divorato, questa estate: Paula Spencer di Roddy Doyle.

E’ la storia di una donna che sta faticosamente rimettendo assieme i pezzi della sua vita, devastata da un marito violento e manesco – ora morto – che l’ha indotta all’alcolismo. Ora non beve più e ha anche un lavoro stabile come donna delle pulizie, ma si trova a dover superare ancora molti ostacoli: i ricordi del passato e i sensi di colpa nei confronti dei quattro figli.

La sua è una battaglia quotidiana che l’autore, che sta dalla parte della protagonista, ci racconta alternando momenti drammatici e di humor.

Il linguaggio usato nel testo, fatto di periodi corti e serrati, è molto immediato e ci catapulta direttamente nei pensieri della protagonista.

Insomma una lettura coinvolgente che mi ha rapito dalla prima all’ultima riga e che consiglio a tutti.

 

Mannaggia, ora faccio anche le recensioni letterarie……..uhm, quasi quasi apro la categoria l’angolo del libro e chissà che questa non diventi una rubrica fissa……