Il Piave mormorava   16 comments

Oggi è il 4 Novembre e le trasmissioni TV sono piene di rievocazioni della Grande Guerra.

Stamattina mentre mi preparavo per uscire ho sentito le note della “Canzone del Piave” e, senza accorgermene, ho iniziato a cantarla senza dimenticare neanche una parola. Perché questa canzone la conosco, avendola imparata da bambina, insieme a moltre altre, quando andavo alla scuola elementare.

Improvvisamente mi sono ricordata. Noi avevamo il maestro (la maestra, signora Maria Coppini) unico. Non c’erano esperti di inglese, educazione fisica (la facevamo ogni tanto con la maestra) o religione (su questo ultimo punto ho qualche dubbio ma effettivamente non mi ricordo assolutamente di un maestro di religione) ma in compenso c’era l’esperto di canto e facevamo un’ora di lezione alla settimana. Me lo ricordo ancora, si chiamava maestro Franco Manisco ed era già anziano ai miei tempi.

Ci metteva allineate su 4 o 5 file e poi ci dirigeva, con accompagnamento di pianoforte, nel canto. Il repertorio era costituito da canzoni di guerra (appunto Il Piave) e degli alpini ma anche Va pensiero, l’inno di Mameli (conosco tutte le parole, anche quelle delle strofe che non si cantano mai) e qualche canzone del Risorgimento come per esempio Rataplan tamburo io sento. Nulla relativo alla Resistenza, forse perché era ancora troppo vicina o forse perché lui non l’aveva ancora digerita. I testi delle canzoni erano su un libricino rilegato e con le pagine di carta colorata che lui aveva fornito ad ognuno di noi.

Devo dire che ci divertivamo molto a cantare, lui era molto simpatico e alla fine della lezione non voleva essere salutato a voce: si metteva vicino alla porta sorridendo e con un dito sul naso ad indicare il punto in cui tutti noi dovevamo guardare uscendo, in fila per due, dalla classe. Questo era il saluto che lui voleva.

I più bravi ricevevano ogni tanto un premio. A me non è mai successo (chissà perché..) ma mia sorella una volta è stata premiata. Ci ricordiamo ancora il momento. Il maestro è andato vicino ad un piccolo armadietto che normalmente era chiuso a chiave e, con un gesto solenne, ha estratto un libricino del tutto simile a quelli dei testi delle canzoni ma che aveva scritto in copertina “Per l’allievo migliore” e l’ha consegnato a mia sorella che, tutta contenta, arrivata a casa la mostrato a mia madre. A mia madre si sono drizzati i capelli, quel libricino conteneva i testi di tutte le canzoni del Partito Fascista: Giovinezza, Faccetta nera ecc. Probabilmente questi libricini gli erano rimasti nell’armadietto dal 1945 e stava cercando di disfesciarli. Forse ogni tanto apriva l’armadietto e si metteva a cantarli con nostalgia…chissà.

Non so che fine abbia fatto il m° Manisco, probabilmente è morto molti anni fa. Quando ero all’università mi ricordo di aver letto un articolo in cui si parlava del suo 90-esimo compleanno. Era ricoverato alla Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi di Milano e, nell’articolo, si ricordavano le generazioni di studenti milanesi che avevano imparato a cantare con lui.

Oggi ho fatto una ricerca su internet e ho visto che ci sono ancora in circolazione dei libri scritti da lui sulla storia di Italia attraverso le canzoni risorgimentali e di guerra. Il primo testo porta la data del 1938. Su E-Bay è anche possibile acquistare una raccolta di canzoni di guerra e risorgimentali curata da lui. E’ di dischi in vinile a 78 giri.

Mio Dio, questa virata verso l’arteriosclerosi mi preoccupa un pochino…

“Il Piave mormorava/ calmo e placido al passaggio/ dei primi fanti il 24 Maggio.

L’esercito marciava/ per raggiunger la frontiera/ e far contro i nemici una barriera. (…)”

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16 risposte a “Il Piave mormorava

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  1. Alle elementari l’ora di religione e l’ora di canto ce le faceva la maestra “maestra unica” 🙂 e le canzoni che io cantavo erano le stesse che cantavi tu. Tra l’altro a me toccava fare la parte del solista, anche durante le grandi recite nella sala parrocchiale, nell’aula magna a scuola ecc. ed io, che sono sempre stato timido, puoi immaginare quanto fossi felice di quel ruolo 😮

    Circa il 4 novembre ho visto i tg, gli speciali, i discorsi che si sono fatti… mi è parso, sensazione mia, che si calcasse un po’ la mano su certa gioisa retorica della guerra, lasciando in secondo piano l’orrore della guerra. Il soldato morto è una specie di supereroe (ed è vero per certi versi), senza però dire che la vita di quei ragazzi è stata spezzata, non avevano scelta: o fronte o fronte, mentre avrebbero preferito fare il falegname, il pasticcere, il maestro ecc. avere moglie e figli, e non essere un “ricordo anonimo” su di un monumento. Boh, forse sono anch’io retorico, ma la vedo così. Mi pare che si esalti quasi la bellezza della guerra nello slancio eroico, e non si ricordi che i soldati morivano di inedia, stenti e paura mangiati dai pidocchi nelle trincee, che forse la guerra non è un fumetto o un film, ma qualcosa di più grande, terribile e da non replicare.

  2. Mio nonno si trovò in mezzo al carnaio della cd Grande Guerra a 19 anni e raccontava che quando entrarono in Gorizia… non potevano camminare sul terreno. Dovevano camminare sui morti.

  3. @taglia: caspita, eppure mi sembra che tu sia più giovane di me. Nel repertorio c’era anche qualche canto partigiano? spero almeno in qualche canzone natalizia.
    Mi sa che la tua impressione è giusta. Devi sapere che il ministro La Russa vorrebbe reintrodurre il 4 novembre come festa nazionale e per sensibilizzare i giovani sono stati stanziati 12 miliardi per far fare ai militari interventi nelle scuole su questo argomento. Da noi, su proposta del preside, è stata fatta una conferenza in due classi e, secondo quanto mi è stato riferito, il tutto è stato solo una esaltazione della figura eroica del soldato e del milite ignoto. La collega di storia è rimasta sconcertata.

    @riccardo: il fratello di uno dei miei nonni è nella prima gradinata del cimitero di Redipuglia mentre il fratello di mia nonna è uno di quelli dilaniati a tal punto da non essere nemmeno riconoscibile e ricostruibile (magari è proprio il milite ignoto). Quella guerra è stata una tragedia per tutta la nazione.

  4. @taglia: rettifico. Lo stanziamento per le celebrazioni è di 6 milioni. I 12 miliardi sono il costo dei nuovi 131 cacciabombardieri.

  5. Noi che viviamo sul carso non abbiamo mai perso contatto da quei giorni e dai racconti dei nostri nonni.

  6. @Euclide: eh, i cacciabombardieri non sono mai abbastanza 😀

    Il repertorio delle canzoni che cantavamo era abbastanza ampio, nel senso che in cinque anni di elementari abbaimo cantato diverse cose, però le hit più gettonate restavano: ta-pum ta-pum… rataplan, il piave che mormora, il va pensiero (quanto abbiamo cantato il va pensiero) 🙂

    Forse ho qualche anno meno di te, ma credo che la generazione di maestre/i che ha insegnato a te, bene o male, sia la generazione che ha insegnato a me 😉 da qui il repertorio invariato delle canzoni.

  7. @chit: bentornato 😀

    @taglia: già, come le scarpe, non bastano mai 😀
    Però tu non hai avuto il maestro Manisco 😉

  8. Siamo le pronipoti del maestro Franco Manisco. abbiamo fatto una ricerca in internet per sapere qualcosa di più sulla sua carriera di musicista, e siamo capitate per caso su queste righe da Lei scritte. Se avesse altri aneddoti da raccontare saremmo felici di venirne a conoscenza, per potere arrichire la nostra immagine di lui. Della sua vita a Milano non sappiamo praticamente nulla.

    Grazie mille

  9. Piacere di “conoscervi”, ricordo con affetto il maestro Manisco e senz’altro non mancherò di raccontarvi altri aneddoti quando mi verranno in mente. Come potete immaginare è passato moltissimo tempo. A presto

  10. Grazie per la disponibilità.Attendiamo, allora, dei nuovi aneddoti. Se a sua volta vorrà chiederci qualcosa su zio Franco, non esiti a chiedere, a presto

  11. lo ricordo anch’io e sono commosso! ricordo quest’uomo anziano e vestito all’antica: giacca,panciotto e papillon, la sua caratteristica parlata meridionale,la sua capigliatura bianca e folta e la marcetta con la quale entravamo nell’aula e ci disponevamo per quella mezz’ora di canto, dal 1971 credo al ’74 in una scuola elementare di Milano. Ricordo il libriccino dalla copertina grigio chiaro con i testi delle canzoncine che il maestro donava per primo a quelli che si impegnavano di più e conquistarlo era un premio ambitissimo! Ricordo anch’io di aver cantato Fratelli d’Italia nella sua versione integrale, “La Leggenda del Piave” e tante altre… che ricordo appena nella prima strofa: “Natale è giunto col suo bianco manto..”
    “Siamo i più piccini,della scuola i fior..”
    “O Vergine Maria,Cinta d’Angeli d’oro..”
    Chissà se fra pagelle e altri ricordi di scuola ritroverò quel libretto..!
    A presto!

  12. Anch’io ho avuto il maestro Manisco. Conservo ancora il libretto dei canti della patria e, daqualche parte , ci deve essere anche il il libretto premio che un volta avevo preso…….la scuola era la mitica Dante Alighieri. Gli anni scolastici vanno dal ’67 al ’71…..la maestra era Marina Quaglio.

  13. Ho tanti ricordi del Maestro Manisco, a casa sua a Milano, l’unico amico che gli faceva compagnia era un topolino che lui stesso gli dava da mangiare. Straordinario..Non per niente e mio nonno..

  14. per me Franco Manisco era “zio Ciccillo”… una persona eccezionale, presente nella mia infanzia, che ricordo con grande affetto.

  15. Ho frequentato la Dante Alighieri dal 1963 al 1968. Ho avuto la maestra Maria Coppini e il maestro Franco Manisco: un mito! L’aveva già avuto mio padre…

  16. Che sorpresa ritrovare su Internet chi ancora, come me, ricorda il nostro grande, immenso M.o Manisco. Lui mi ha insegnato a non stonare, a cantare tutti gli inni (al completo), le arie più celebri delle maggiori opere liriche. Una stima ed un rispetto immutati nel tempo, nonostante siano passati 55 anni. Indimenticato ed indimenticabile.

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