Archivio per ottobre 2008

Oggi   7 comments

Già, proprio una bella giornata….

30 Ottobre 2008   6 comments

Chiedo venia, ovvero come ho fatto a sbagliarmi così tanto? Maledizione, sono sempre troppo ottimista.   7 comments

Stuzzicata da Emmea, sono andata a rileggermi gli articoli che avevo scritto nel mese di maggio, quando si è saputo il nome del nuovo ministro della istruzione e del sottosegretario.

Rileggendoli con il senno di poi mi è venuto un solo commento: mannaggia, dovevo aver bevuto.

 

Probabilmente ero sbronza quando ho scritto che come ministro dell’istruzione avrei preferito l’onorevole Valentina Aprea, visto il contenuto del disegno di legge che porta il suo nome e che è attualmente in discussione nella Commissione Cultura della Camera.

Per chi non ne fosse al corrente si tratta del Progetto di Legge 593 dal titolo “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglia, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti” e che prevede alcune modifiche sostanziali rispetto all’esistente. Essa infatti contiene interventi sulla natura giuridica delle scuole (che possono diventare Fondazioni), sul loro finanziamento, sugli organismi di governo delle scuole (Consigli di Amministrazione sostituiranno i Consigli di Istituto), sullo stato giuridico dei docenti (che diventeranno liberi professionisti), sull’organizzazione del loro lavoro, delle carriere e della disciplina (argomenti che non saranno più oggetto di contrattazione sindacale collettiva ma verranno regolati a livello di legge), sui diritti sindacali (abolizione delle RSU), sul reclutamento dei docenti. Insomma una serie di contenuti veramente preoccupanti.

 

Per quanto riguarda la Gelmini ricordo che non volevo fare la prevenuta e così mi ero informata su di lei e alla fine avevo sospeso il giudizio chiudendo con “Basteranno queste sue doti per farne un buon ministro?”. Mi ero augurata di sì ma con il senno di poi devo dire che sono proprio le sue “doti organizzative e di coordinamento” e la sua “caparbietà” che ne fanno un pessimo ministro. Se le sono state indispensabili per mettere a posto le varie correnti di Forza Italia non sono adatte per un settore come quello della scuola. La scuola non è una azienda e non ha bisogno di una burocrate che proceda a testa bassa eseguendo gli ordini che le vengono impartiti senza ascoltare nessun altro. Se fosse competente in materia e conoscesse un minimo l’ambiente lo saprebbe, ora finalmente mi spiego perché hanno nominato ministro dell’istruzione una totale incompetente.

 

P.S.: mi accorgo di essere, da un po’ di tempo a questa parte, monotematica ma quello che sento e vedo è talmente preoccupante che non riesco a scherzare sul resto.

Pazzo, un po’ rimbambito e ancora pericoloso   11 comments

Chissà in quanti saranno rimasti delusi sentendo Berlusconi smentire le dichiarazioni con le quali Mercoledì aveva auspicato l’uso della forza pubblica per soffocare le proteste di questi giorni.

Per pensarlo basta leggere alcuni quotidiani di Giovedì, e non solo quelli di parte o di proprietà della famiglia (La Padania , Il Giornale, Libero).

Per esempio su Il Giorno , c’era a pagina 5 una intervista con Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica Italiana (uno dei tanti) nonché ministro dell’Interno negli anni settanta (allora lo chiamavano Kossiga con le due esse a forma di simbolo delle SS).

Ed è proprio ricordando questo suo ruolo che si permette di dare preziosi consigli all’attuale ministro Maroni.

Cito dall’articolo:

“(…) Quali fatti dovrebbero seguire?

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno

Ossia?

In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito..

Gli universitari invece?

Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città

Dopo di che?

Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

Nel senso che…

Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

Anche i docenti?

Soprattutto i docenti

Presidente, il suo è un paradosso, no?

Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

(…)”

 

Agghiacciante. Quando l’ho letto non ci volevo credere.

 

Eppure probabilmente in molti la pensano come lui. Per questo quando ho sentito dei disordini e dei tafferugli che ci sono stati a Milano mi sono arrabbiata e ho dato degli idioti agli studenti che avevano provocato gli agenti mettendosi automaticamente dalla parte del torto.

 

Mi raccomando, la protesta deve rimanere nell’ambito della legalità e deve essere assolutamente pacifica: non diamo loro alcuna occasione per fare leva sulla paura della gente.

Pensare al futuro   2 comments

“Pensare agli altri

oltre che a se stessi,

al futuro oltre che al presente”

Questa frase di Vittorio Foa, uno dei grandi vecchi della sinistra italiana recentemente scomparso, è stata scelta come sfondo per il palco della manifestazione nazionale a Roma che si sta svolgendo in questo momento.

Mi sembra una ottima scelta e una esortazione quanto mai necessaria in questo momento di crisi in cui molti, anche io ne conosco purtroppo, vivono chiusi nel loro individualismo, preoccupati soltanto delle cose che li toccano in modo diretto.

Dobbiamo ricominciare a pensare anche agli altri, a quello che sta loro succedendo e alle conseguenze, presenti e future, di gesti e provvedimenti che in questo momento possono sembrare indispensabili e senza alternative ma che invece si possono evitare o almeno limitare.

La perdita di una manciata di posti di lavoro è una tragedia immane perché dietro ogni lavoratore, precario o no, c’è una famiglia che arranca per tirare avanti. E l’abolizione di una tassa può allietare e portare sollievo ma non dimentichiamoci che sarà un sollievo momentaneo perché le minori entrate fiscali di un comune costringeranno inevitabilmente quel comune a ridurre i servizi a disposizione della cittadinanza o ad aumentarne la tariffa.

Non posso non pensare alle dichiarazioni del presidente del consiglio o dei ministri in carica che continuano a stupirsi perché, per esempio, a protestare contro il DL Gelmini non ci sono solo i 2000 maestri elementari precari che perderanno il posto.

Il Club dei Miliardari   13 comments

Quando ero piccola, a circa 8 o 9 anni di età, con mia sorella e i miei cugini giocavamo al “Club del Miliardari”.

Facevamo questo gioco quando per questioni di numeri ci mettevano a mangiare su un tavolo separato. Allora iniziavamo a parlare arrotando le erre (come Gianni Agnelli), ci raccontavamo delle nostre immaginarie partite a golf e fingevamo di dare ordini ad altrettanto immaginari camerieri. Quest’ultima cosa la facevamo a voce bassa perché se le nostre madri ci avessero sentito ci avrebbero sicuramente, assestato dei sonori schiaffoni.

 

 

Mi sono ricordata di questa cosa dopo aver letto ieri l’articolo del Corriere della Sera sulla “Millionaire Fair”, la fiera dedicata ai milionari che si sta svolgendo a Monaco, in Germania.

 

E’ una cosa itinerante lanciata nel 2002 ad Amsterdam dall’editore della rivista “Miljonair Magazine”, e che, dato il successo che evidentemente ha avuto, si ripete ogni anno.

 

 

Come ho appreso visitando il sito internet dedicato www.millionairefair.com, come in una fiera di paese qualunque ci sono degli stand in cui gli espositori espongono e vendono automobili personalizzate, barche, camper e yacht, aerei e elicotteri per uso privato, pezzi d’arte e d’antiquariato, abiti di alta sartoria, prodotti tecnologici, gioielli e orologi preziosi, case da sogno, viaggi strepitosi, mobili e interior design di lusso, champagne rari e caviale selezionato, vini molto pregiati, persino prodotti finanziari. Niente di normale però: le macchine hanno accessori e rifiniture d’oro e il cofano tempestato di diamanti e i camper sono di almeno 80 mq, le scarpe sono di coccodrillo eccetera. Tra gli espositori ho visto anche marche italiane famose come Fendi, Martini, Riva, Damiani ecc.

 

 

I partecipanti alla fiera sono, secondo gli organizzatori, “i ricchi & famosi, gli amministratori delegati, imprenditori e networker, bon vivants, i media e, chissà, forse persino il vostro vicino”.

 

Questa cosa del vicino mi ha intrigato e mi ha dato una idea: come già detto sto giocando al superenalotto per vincere i 93 milioni di euro in palio e qualche giorno fa mi chiedevo cosa avrei fatto della vincita, ipotizzando addirittura di comprarmi un elicottero per andare a scuola.

 

Ho cambiato idea e sfogliando, per così dire, il catalogo della fiera, ho scelto gli oggetti che andrò ad acquistare. 93 milioni di euro dovrebbero bastare. Eccoli:

 

 

 

 

Telefono cellulare d’oro massiccio e rivestito di pelle di coccodrillo o serpente boa (non so bene).

Elegante e estremamente raffinato è solo un tantinello pacchiano e poi mi si intona con la borsetta e con le scarpe (vedi sotto)

 

 

 

 

Pratica utilitaria con il cofano tempestato di diamanti e probabilmente i sedili foderati di pelle umana.

Mi vedo già percorrere il ponte stretto di Segrate e infilare il parcheggio della scuola, dovrò farmi riservare un posto macchina triplo.

(Altro che la macchina del preside!!)

 

Scarpino modello saboo in pelle di caimano. Per fortuna ha il tacco basso perché, signora mia, i tacchi alti sono tanto scomodi….

Non so perché ma lo scarpino si chiama (lo giuro!!) “Modello Cazzo”

 

Non credo che riuscirò a farmi ammettere a Monaco visto che la fiera chiude il 19 Ottobre e il biglietto va prenotato ma mi metterò subito in lista per Istambul (30/10 – 2/11) o Mosca (27 – 30/11) o Amsterdam (11 – 15/12) dato che, inspiegabilmente, non è prevista alcuna tappa italiana.

Per chi fosse interessato, vi segnalo che gli animali domestici non sono ammessi nella fiera (dovremo lasciare a casa cani e gatti) e che per l’inaugurazione è necessario indossare il tight nero mentre per gli altri giorni va bene un abbigliamento da città.

Domande e risposte   18 comments

Dopo quello che mi è capitato ieri sono sempre più sconcertata e convinta di essere una aliena sbarcata per caso in questo mondo.

 

E stamattina non è andata molto meglio.

 

Nella rassegna stampa che ho visto in TV si è parlato dell’editoriale scritto dal direttore de Il Giornale, Mario Giordano, dal titolo “Dalla parte di chi lavora”.

In questo editoriale il direttore rivolge una serie di accorate domande a chi in questi giorni protesta. Per render l’idea del tono questo è l’incipit:  Ma che cosa urlate? Che cosa sfilate? Che cosa fate in corteo? Non vi rendete conto che ormai sconfinate nell’archeologia?”.

Ce n’è per tutti, noi docenti compresi e quindi ho pensato che sarebbe carino usare questo articolo del blog per chiarirgli un po’ le idee. Almeno per quanto mi riguarda.

 

Domande: “E voi, professori, perché difendete a spada tratta questa scuola che non funziona? Perché continuate a raccontare balle a voi stessi, così evidenti che nemmeno lo specchio vi crede?

 

Risposte: Caro direttore, Lei ha equivocato. Non è nostra intenzione difendere a spada tratta la scuola che non funziona, noi vogliamo difendere quella parte della scuola italiana, la scuola primaria, che è ritenuta tra le migliori 5 del mondo e che il decreto Gelmini vuole eliminare reintroducendo il maestro unico e eliminando il tempo pieno che è un modello pedagogico-didattico ricco ben diverso dal doposcuola – parcheggio per i bambini senza madre casalinga o tata – esistente ai miei tempi. Per quanto riguarda il resto della scuola italiana, piena di difetti come da Lei rilevato, riteniamo che i rimedi previsti dall’attuale governo siano molto peggio del male che devono curare: la diminuzione delle ore di lezione in ogni ordine di scuola, l’aumento del numero di alunni per classe, la riduzione delle ore in compresenza, l’accorpamento delle classi di concorso e il conseguente utilizzo di docenti per l’insegnamento di discipline che non sono le loro (ma naturalmente dopo un corso di formazione di 150/200 ore), il taglio dei docenti di sostegno, il taglio dei corsi per l’istruzione degli adulti, la riduzione dell’obbligo scolastico a 14 anni secondo noi non miglioreranno la qualità della scuola italiana ma la peggioreranno di un bel po’.

Infine, non è mia abitudine indugiare davanti allo specchio raccontandomi balle, io al mattino esco abbastanza presto di casa per andare a lavorare.

 

E più avanti:

 

Domande: “E voi, studenti universitari, perché vi ostinate con quei megafoni a richiamare folle che non ci sono? Perché difendete atenei che s’inventano corsi (37) frequentati da un solo studente? A chi giova la laurea in scienza e tecnologia del fitness o quella in aiuole fiorite? Perché non mettiamo fine a questi sprechi? Che cosa c’è da protestare?

 

Risposta: l’università l’ho terminata con successo molti anni fa ma mi sento di rispondere a loro nome. Non è loro intenzione difendere i corsi da lei citati, loro vogliono difendere l’università italiana dai tagli previsti nei finanziamenti (mezzo miliardo in tre anni) e dall’eliminazione del turn over che ridurrà notevolmente, in pochi anni, il numero dei docenti. Questo perché non vogliono correre il rischio che le Università Statali siano costrette a trasformarsi (come già previsto dalle legge 133/08) in Fondazioni con il conseguente aumento delle rette universitarie e la divisione, sul modello americano, in Università di serie A e di serie B in base alle disponibilità economiche degli studenti e alla possibile perdita del valore legale del titolo di studio.

 

 

Riguardo poi alla trasmissione TV su Canale 5 di stamattina durante la quale, rispondendo ad una specifica domanda del giornalista, il ministro Gelmini ha affermato di non comprendere i motivi della protesta di docenti e studenti della scuola superiore e universitari visto che il decreto che porta il suo nome non riguarda questi ordini di scuola, mi sento di dire alcune cose:

 

a) Credo che il compito di qualsiasi giornalista degno di questo nome sia quello di informare correttamente il pubblico e pertanto penso che il giornalista avrebbe fatto meglio a porre la sua domanda a chi protesta e non all’oggetto della protesta.

 

b) Non condivido l’opinione del ministro secondo la quale ognuno dovrebbe preoccuparsi solo del suo orticello: io non perderò certo il mio posto di lavoro ma sono ugualmente preoccupata per i danni che lei e i suoi colleghi di governo stanno provocando alla scuola italiana

 

c) Se il ministro ancora non ha capito il motivo delle proteste, non ci resta che farle un disegnino.