Avventura all’ufficio postale   3 comments

Non vorrei essere cattiva perchè, davvero, detesto quelli che pensano di essere i soli a lavorare e non ci credo che gli altri non fanno niente. Ma oggi, dopo essere stata all’ufficio postale, mi viene voglia di ricredermi.

I fatti. Sono andata all’ufficio postale per pagare un bollettino di conto corrente e spedire una lettera con la posta prioritaria: sono entrata alle 14,10 e ne sono uscita alle 16,00!!!!  L’ufficio è abbastanza grande, è il centro di raccolta delle raccomandate non distribuite di mezza Milano. Per questo ci sono 20 sportelli e normalmente non ci si mette così tanto tempo. Ma oggi sì. Sarà colpa del ponte che ha privato l’ufficio di alcuni dipendenti? una epidemia li ha falcidiati? boh!! sicuramente c’è un problema nell’organizzazione.

Non è più la posta di una volta con uno sportello per ogni funzione (raccomandate, vaglia, conti correnti…) e delle interminabili code. Ora ogni sportello può svolgere più di una funzione e l’attesa non si fa più stando in piedi davanti allo sportello: ci sono i numerini e delle ottime e comode (?!) poltroncine da occupare in attesa della chiamata del tuo numero. Fantastico potremmo dire…peccato che il tutto funzioni in modo incomprensibile.

Innanzitutto i numerini: al distributore all’ingresso ci sono 4 pulsanti che vanno digitati secondo quello che si deve fare. Questi 4 pulsanti generano (chissà come)  numeri di 6 serie diverse: A, C, F, L, H, P. Quello che ho capito è che la serie C è per il pagamento dei bollettini di c/c, la serie P è quella per la spedizione di raccomandate e pacchi, la serie L è quella per il ritiro di pacchi e raccomandate. E le altre? la A probabilmente è quella per i titolari di conto corrente BancoPosta ma la F e la H mi risultano ignote. E’ anche del tutto incomprensibile il criterio secondo il quale i numeri vengono chiamati.

Arrivo alle 14,10 e prendo i miei numerini: P134 e C231. Non male, stavano servendo il P116 e il C218…….Illusa. Al P116 c’erano due rom che stavano spedendo un pacco: non so dove dovessero spedirlo, fatto sta’ che dopo 25 minuti erano ancora lì. In compenso la serie C si è arenata al numero 220. Per circa un’ora sono usciti numeri delle altre serie fino a che, alle ore 15,15, il direttore dell’ufficio è uscito tra noi che eravamo in attesa e ha detto “Chi ha bollettini di c/c da pagare venga con me che andiamo nell’altra sala ” . Momento di smarrimento e di stupore. Nessuno di noi ha capito perchè ci dovevamo spostare, perdendo di vista lo sportello “P”, visto che c’erano sportelli senza operatore anche in quella sala. Comunque lo abbiamo seguito nell’altra sala, quella della distribuzione delle raccomandate (serie L), nella quale una trentina di persone inferocite stavano aspettando la loro raccomandata davanti all’unico sportello aperto (sulle modalità di stampo medioevale con le quali vengono conservate le lettere non consegnate e sulla lenta procedura con la quale vengono consegnate al legittimo proprietario ci sarebbe da scrivere un altro romanzo). Naturalmente appena uno di noi si è avvicinato allo sportello chiedendo se poteva pagare il bollettino di conto corrente, c’è stata una insurrezione popolare, il malcapitato è stato mangiato e il direttore si è messo anche lui a distribuire le raccomandate. A questo punto sono tornata nell’altra sala dove, dopo circa 5 minuti, la serie C si è sbloccata. I numeri hanno iniziato a scorrere senza che nessuno si presentasse allo sportello (erano tutti nell’altra sala) e così, alle 15,25 ho potuto pagare il bollettino di c/c. Mezzo lavoro era fatto.

Rimaneva l’altra metà. I rom se ne erano andati. Il P117 e il P118, a giudicare dal tempo impiegato, devono aver spedito circa 200 raccomandate. Chiamano il P119. Nessuno si presenta allo sportello. Il P120 è già con il portafoglio in mano…cosa accade? l’impiegata si alza e se ne va (!). Avrà pensato che forse nessuno aveva la serie P? forse, visto che si è messa a chiacchierare e poi ad aiutare (senza essere chiamata!!!) l’impiegata dello sportello di fianco (che, per la cronaca, stava servendo un numero della serie H). Se non ci fosse stato il vetro divisorio probabilmente in quattro avremmo scavalcato il bancone per strozzarla con le nostre mani…ma c’era il vetro e abbiamo dovuto pazientare per altri 20 minuti fino a che non si è nuovamente seduta al suo posto. Dato che 12 dei numeri serie P che mi precedevano avevano rinunciato, la cosa è durata ancora poco e alle 16,00 me ne sono potuta andare.

Insomma è stata una esperienza che però in definitiva si è rivelata utile. Durante la lunga attesa ho infatti capito alcune cose:

  1. non aprirò mai un conto BancoPosta dopo aver visto un povero correntista che, non riuscendo a farsi capire attraverso lo spesso vetro divisorio, ha dovuto praticamente gridare, a beneficio di tutti i presenti, che voleva prelevare 2000 euro in contanti..alla faccia della sicurezza e della privacy
  2. i biglietti della serie H danno accesso ad un unico sportello evidentemente destinato ai correntisti di BancoPosta più meritevoli:  chi è in possesso di uno di questi preziosi numerini non fa praticamente coda e può fare tutte le operazioni (prelevamento, raccomandate, bollettini, pacchi ecc.) allo stesso sportello.

Non ho però capito come si fa ad avere il mitico numerino serie H.

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3 risposte a “Avventura all’ufficio postale

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  1. Forse il ragionier Fantozzi ci avrebbe messo di meno 🙂
    Sono però convinto che se si presentava come il cugino del sottosegretario del ministro, magari ci metteva meno. (Le avrebbero dato il mitico H, magari?)

  2. io ho sempre il numerino della serie H… 😉 correntista bancoposta…

  3. @theweird: fortunata. E devi essere una delle più meritevoli (e ricche? 😉 ) perchè non tutti i correntisti hanno preso la serie H. E la F che cosa è?

    @emmea: credo che gli altri in attesa mi avrebbero (a ragione!) mangiata 🙂

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