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DSA: la discalculia

Pubblicato da euclide su 7 Maggio 2008

La DISCALCULIA EVOLUTIVA è una disordine di origine congenita e di natura neurobiologica che impedisce a soggetti normodotati di raggiungere livelli di rapidità e di correttezza nelle operazioni di calcolo e nel processamento numerico.

Tra i DSA è l’ultimo a essere stato riconosciuto e studiato e, mentre la dislessia è diagnosticata e studiata da più di 20 anni, la discalculia è ancora poco conosciuta e viene diagnosticata solo da 4 o 5 anni. Probabilmente perchè la matematica è una materia ritenuta universalmente “difficile” ed è ritenuto normale il fatto che gli studenti incontrino delle difficoltà nello studio di questa materia. 

Per capire di che cosa si tratta bisogna tenere presente che per affrontare adeguatamente un problema di matematica l’alunno deve possedere conoscenze e abilità che gli consentano di valutare le condizioni del compito, di comprendere il significato delle singole informazioni attraverso concetti matematici e di costruirsi una rappresentazione. Inoltre, accanto a queste attività di analisi, devono essere attivate scelte procedurali, azioni di monitoraggio e valutazione dei risultati parziali e finali delle attività compiute…insomma non è una cosa semplice ;-) . In queste attività vengono coinvolti diversi tipi di conoscenza che risultano in stretta relazione tra loro.

La discalculia evolutiva è un disturbo che coinvolge l’elaborazione numerica e il calcolo: le aree coinvolte riguardano quindi il processamento numerico (cioè la scrittura e la lettura di numeri, il confronto e l’ordinamento numerico), le conoscenze procedurali (cioè l’applicazione degli algoritmi nelle operazioni) e il recupero dei fatti aritmetici (cioè l’abilità di svolgere calcoli in automatico).

In circa il 60% dei casi la discalculia è associata alla dislessia ma si presenta anche da sola e il suo riconoscimento è difficile nel primo ciclo delle scuole elementari. Le difficoltà emergono invece con più evidenza quando i bambini, in terza elementare, devono utilizzare in modo rapido ed efficiente i numeri per eseguire calcoli e risolvere problemi. Allora si osservano con frequenza alcuni errori e difficoltà:

  1. difficoltà nel leggere e scrivere numeri complessi (quelli che contengono lo zero) o lunghi (come quelli composti da molte cifre)
  2. difficoltà nell’esecuzione delle quattro operazioni scritte, dovuta al mancato rispetto delle regole procedurali degli algoritmi
  3. difficoltà nel memorizzare la maggior parte delle tabelline
  4. difficoltà in compiti relativi all’automazione delle procedure di conteggio, come ad esempio nel contare a salti o contare all’indietro.

 Per capire meglio queste difficoltà bisogna tener presente che:

Nell’elaborazione dei numeri intervengono diversi fattori che coinvolgono non solo aspetti di tipo concettuale (es., quantità e ordine di grandezza), ma anche aspetti di tipo lessicale e sintattico che permettono di costruire correttamente il nome delle cifre e del numero e di regolare la relazione posizionale delle cifre.

La codifica verbale di un numero richiede di attribuire un nome alle singole cifre in base alla loro posizione: le abilità lessicali permettono quindi di attribuire correttamente tali nomi in modo da ricostruire l’insieme del numero sia in sede di comprensione che di produzione: qui sono possibili errori di lettura delle singole cifre - 7 letto “cinque” - o di numeri - 75 letto “quarantadue -.

Nella lettura e scrittura di numeri intervengono anche meccanismi sintattici che permettono di comporre un numero gestendo correttamente la relazione tra le cifre. In questo ambito sono possibili errori con numeri maggiori di 100. Per esempio “centoquattro” viene scritto come 14 o 1004, “millecentotre” viene scritto come 113 oppure 10001003 e viceversa 126 viene letto “dieci e ventisei“, 2007 viene letto “duecentosette“. Tali errori sono dovuti anche alla difficoltà di comprendere come il valore assoluto di un numero derivi dalla somma dei valori numerici delle singole cifre per cui 123 può essere tradotto verbalmente in 100 + 20 + 3.

Per quanto riguarda il sistema di calcolo, esso è organizzato su tre livelli: il primo riguarda la comprensione delle informazioni aritmetiche (es: associazione tra segno e tipo di operazione da eseguire), il secondo si riferisce ai fatti aritmetici, cioè ai risultati di particolari operazioni che sono stati memorizzati e che possono essere facilmente recuperati in base alle richieste del compito (es: 3×2, 10+8, 20:2, 12-4), il terzo riguarda le procedure di calcolo che richiedono di recuperare e di seguire le sequenze e di rispettare le regole di esecuzione.

In base a questa ripartizione è possibile individuare alunni che incontrano difficoltà in uno o più livelli. Abbiamo quindi:

  • errori nell’applicazione di strategie e di procedure: per esempio di quelle procedure e strategie primitive che non consentono il calcolo veloce (es: proprietà commutativa) ma anche le procedure degli algoritmi delle operazioni (es: moltiplicazione 3 cifre per 2 cifre che prevede in sequenza le moltiplicazioni e poi la somma)
  • errori nel recupero di fatti aritmetici: il “magazzino dei fatti aritmetici” risulta difettoso e quindi oltre ad una difficoltà e una lentezza nel recupero dei risultati si possono anche verificare errori (es: 5×5=10)
  • difficoltà visuo-spaziali: la difficoltà di discriminazione sinistra destra e di orientamento possono influire sulla lettura e scrittura di numeri (es: 51 è letto “quindici”) e sull’incolonnamento delle operazioni; altri problemi possono nascere dalla confusione tra i simboli “+” e “x”.

 

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DSA

Pubblicato da euclide su 5 Maggio 2008

Finalmente un corso di aggiornamento utile e che, a differenza di altri corsi frequentati, non ti fa venire la voglia di mollare la lezione per andare a fare shopping.

Si è parlato dei DSA, cioè dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. il più noto è la DISLESSIA ma ce ne sono altri come la DISCALCULIA, la DISORTOGRAFIA, la DISGRAFIA e, da ultima e non da tutti riconosciuta, la DISNOMIA.

Sono disordini neurologici congeniti di origine genetica (elevatissima familiarità) che non consentono a soggetti intellettualmente normodotati di automatizzare le procedure di lettura (dislessia), di codifica ortografica (disortografia), di calcolo (discalculia). La disgrafia è invece un problema di prassia e compromette la mobilità fine e quindi il gesto grafo-motorio.

Poiché queste attività si sviluppano in 3 zone distinte del cervello (lettura e scrittura, calcolo, mobilità) i disturbi si possono presentare singolarmente o associati tra di loro.

Per capire meglio di che cosa si tratta bisogna tenere presente che in prima elementare si impara a leggere usando un approccio di tipo fonologico nel quale si associa un suono ad ogni lettera. 

es: CASA            ”C” “A” “S” “A”.

L’acquisizione della lingua italiana è molto rapida  - alla fine della prima elementare il processo è già automatizzato e un bambino legge correttamente il 94,88 % delle parole - e robusta perché la lettura è un apprendimento di tipo procedurale come nuotare o andare in bicicletta, sono cose che non si disimparano.

A questo punto si è formato nel nostro cervello un “magazzino” delle parole che ci consente di iniziare, per la lettura, ad usare un approccio di tipo lessicale, cioè per significato delle parole. Questo approccio è quello che ci consente di leggere e comprendere correttamente anche una frase come questa:

 ”Socdno una riccrea dlel’Unversetiià di Carbmdgie l’oidrne dlele lertete all’iternmo diuna praloa non ha imprtzaona a ptatp che la pimra e l’ulimta saino nllea gusita psoizoine”.

Si è calcolato che durante la lettura un adulto salta dalle 10 alle 14 lettere al secondo (lettura “senza leggere”) perchè la conoscenza delle regole sintattiche e lessicali consente di leggere il contesto e minimizzare l’accesso visivo. La nostra lettura viene quindi fatta attraverso la via lessicale, solo le parole a bassa frequenza (per esempio quelle di un lessico specialistico) vengono lette attraverso la via fonologica. La velocità di lettura media è di 6/7 sillabe al secondo.

Una persona affetta da DISLESSIA - si stima che il 5% della popolazione scolastica ne sia affetto - ha un difetto nel “magazzino del lessico” che lo costringe, per la maggior parte delle parole, ad un approccio fonologico, e quindi, non automatizzato alla lettura che è molto lenta e scorretta. La velocità di lettura è inferiore alle 3 sillabe al secondo e un’altra caratteristica è la sostituzione in lettura e scrittura di lettere con grafia (p/b/d/q/g, a/o, e/a) o suoni (t/d, r/l, d/b, v/f) simili (esempio: termico è letto dernigo, lampo diventa lompa).

Se è DISORTOGRAFICO ha difettoso il “magazzino del lessico ortografizzato” e il processo di scrittura delle parole non è automatizzato. Commette errori nella decodifica delle parole fonologicamente compatibili (es. cuota/quota, ha/a) o che hanno distanza fonologica minima (es. fino/vino, parole con le doppie), e nella segmentazione o fusione delle parole (es. ch iesa).

Se è DISGRAFICO ha un disturbo della funzione motoria fine - ad esempio  ha difficoltà ad allacciarsi i bottoni e le stringhe delle scarpe - che non gli permette di automatizzare il gesto della scrittura. La sua calligrafia viene universalmente definita “a zampa di gallina”, ma ha anche difficoltà nel disegno tecnico.

E la DISCALCULIA? è il disturbo meno conosciuto e forse più diffuso. Merita un discorso a parte. Ci vediamo alla prossima puntata.

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